
La famiglia Branconio è presente nel territorio aquilano sin dal XIII secolo: si era infatti stabilita nella città de L’Aquila fin dagli anni della sua fondazione. Originari del piccolo centro di Collebrincioni, i Branconio si distinsero nel panorama cittadino costruendo progressivamente una solida posizione economica e sociale. L’ascesa del casato raggiunse poi il suo apice con Giovanni Battista Branconio (1473-1522), figura chiave che contribuì a trasformare il destino della famiglia.
L’orafo aquilano seppe infatti costruire una carriera di successo nella capitale pontificia, dove divenne consigliere di papa Leone X. La sua posizione privilegiata gli consentì di commissionare a Roma la costruzione di un palazzo che portava il nome della sua città natale: il Palazzo Branconio dell’Aquila. Il progetto fu affidato a Raffaello Sanzio, testimonianza del livello di relazioni sociali e culturali raggiunto dalla famiglia. L’edificio romano rappresentava non era più un mero simbolo di status, ma anche un legame indissolubile con le origini aquilane.
Foto by Lasacrasillaba (CC BY-SA)
Parallelamente alle vicende romane, nel XVI secolo la famiglia fece costruire a L’Aquila la propria residenza principale, situata di fronte alla chiesa di San Silvestro. La scelta del luogo non fu casuale: San Silvestro costituiva infatti il punto di riferimento religioso per gli abitanti di Collebrincioni e custodiva opere di grande valore, tra cui una Visitazione attribuita a Raffaello, oggi conservata nel museo del Prado di Madrid.
Nel 1624 il palazzo subì un radicale cambiamento per opera dell’architetto romano Francesco Contini, padre del più noto Giovan Battista Contini. L’intervento comportò una ristrutturazione completa dell’edificio, accompagnata da significativi ampliamenti e abbellimenti. Particolare attenzione fu dedicata alla realizzazione di un giardino, al cui interno venne edificato un Casino delle delizie, struttura oggi completamente scomparsa ma che testimoniava il gusto raffinato della committenza.
L’abate Girolamo Branconio ebbe modo di distinguersi per il suo mecenatismo, investendo consistenti risorse nella decorazione dell’edificio. Le fonti documentarie attestano una spesa di 1.200 ducati per la realizzazione di logge “fabbricate et ornate”, cifra considerevole per l’epoca che indica l’ambizione del progetto. La facciata del palazzo era quasi interamente coperta da pitture realizzate da Francesco degli Oddi, caratteristica che valse all’edificio l’appellativo di “palazzo dipinto”.
La seconda metà del XVII secolo segnò un cambiamento nelle abitudini abitative della famiglia Branconio. Fu costruito un nuovo palazzo familiare, oggi conosciuto come Palazzo Farinosi Branconi, situato sul lato orientale della piazza San Silvestro. Il secondo edificio divenne la residenza principale del casato, mentre il palazzo originario fu probabilmente destinato ad alloggio per il personale di servizio, perdendo così la sua funzione rappresentativa.
Il terremoto del 1703 inflisse gravi danni a entrambi gli edifici, tanto che nel 1712 furono censiti come inagibili: l’evento sismico segnò profondamente l’assetto urbano aquilano e impose la necessità di importanti interventi di ricostruzione. Il palazzo originario fu poi oggetto di notevoli rimaneggiamenti e ampliamenti, realizzati attraverso l’unione con caseggiati adiacenti. La configurazione attuale dell’edificio deriva principalmente dai lavori effettuati nella metà del XIX secolo, che conferirono al palazzo l’attuale aspetto neo-rinascimentale.
Il terremoto del 6 aprile 2009 ha purtroppo costituito un nuovo momento di prova per il patrimonio architettonico aquilano. Palazzo Branconio ha infatti subito danni strutturali che hanno reso necessari interventi di consolidamento e restauro. I lavori, iniziati dopo il sisma, si sono protratti per diversi anni, concludendosi nel 2017 con un intervento che ha permesso non solo di garantire la sicurezza dell’edificio, ma anche di valorizzare gli elementi architettonici sopravvissuti alle trasformazioni storiche.
Il restauro ha evidenziato la complessità stratigrafica del palazzo, frutto di secoli di modifiche e adattamenti. Gli specialisti hanno dovuto affrontare la sfida di conservare le testimonianze delle diverse fasi costruttive, preservando al contempo l’unità architettonica dell’insieme.
Il palazzo occupa una posizione strategica nel tessuto urbano aquilano, situandosi tra piazza San Silvestro, via delle Streghe e via Rustici, al confine tra il quarto di Santa Maria e quello di San Pietro. L’edificio si sviluppa su tre livelli principali, ai quali si aggiunge una porzione seminterrata. Si consideri – al fine di valutare correttamente l’assetto originario – che, prima dei rinterri del XX secolo, il livello stradale si trovava circa 30 centimetri più in basso rispetto all’attuale.
La facciata presenta un’organizzazione architettonica regolare, caratterizzata da un basamento rivestito in pietra grigia di Roio che incornicia gli ingressi al piano terra. Le aperture dei piani superiori sono impreziosite da cornici realizzate in pietra bianca di Poggio Picenze, ciascuna delle quali reca il monogramma bernardiniano, elemento decorativo ricorrente nell’architettura aquilana del periodo.
L’elemento di maggiore pregio è rappresentato dallo sporto di gronda, che presenta un raffinato cassettonato ligneo decorato a losanghe. L’ingresso principale, collocato in posizione eccentrica rispetto al complesso della facciata, è posto in asse con due balconcini situati ai piani superiori, creando un ritmo verticale che conferisce dinamicità alla composizione.
Sul fronte posteriore, al numero 23 di via Rustici, si conserva un portale di particolare valore artistico, anch’esso incorniciato con pietra bianca locale. L’elemento architettonico reca l’iscrizione “Omnia Accepta Deo Referread” e costituiva l’accesso all’oratorio privato della famiglia, prova della devozione religiosa che caratterizzava il casato Branconio.
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