
Nel centro storico dell’Aquila, in piazza del Duomo, si trova uno degli edifici religiosi più importanti della città: la chiesa di Santa Maria del Suffragio. Conosciuta dai cittadini aquilani come la chiesa delle Anime Sante, questo edificio ha una storia che è strettamente legata ai momenti più drammatici e di rinascita che hanno segnato il capoluogo abruzzese.
In particolare, la costruzione della chiesa ebbe inizio nel 1713, dieci anni dopo il devastante terremoto del 1703 che aveva messo in ginocchio l’intera città. La struttura fu edificata proprio per commemorare le vittime di quella tragedia e per offrire alla comunità un luogo dove pregare per le anime dei defunti. Con questo spunto, l’edificio divenne ben presto il simbolo della capacità di rinascita dell’Aquila e rappresenta tuttora la più alta espressione dell’architettura religiosa settecentesca in città.
Foto by Lasacrasillaba, RaBoe (CC BY-SA)
La storia della chiesa risale alla costituzione della confraternita del Suffragio, fondata nel 1645. La congregazione religiosa aveva inizialmente trovato sede nella chiesa di Santa Maria di Roio, per poi trasferirsi nel piccolo oratorio di San Giuseppe dei Minimi, situato nelle vicinanze dell’attuale piazza del Duomo. Purtroppo, il terremoto del 1703 danneggiò gravemente l’oratorio, rendendo necessaria la costruzione di un nuovo edificio più grande e rappresentativo.
La confraternita, che nel periodo immediatamente successivo al sisma aveva beneficiato di un considerevole incremento delle offerte da parte dei fedeli, si trovò nella posizione di poter finanziare un progetto ambizioso. L’autorizzazione ecclesiastica arrivò ufficialmente nel 1708 dall’arcidiocesi dell’Aquila, anche se non mancarono le opposizioni. I capitoli di San Massimo e di San Biagio di Amiterno temevano infatti che la nuova chiesa potesse offuscare il prestigio della cattedrale, anch’essa danneggiata dal terremoto.
Il progetto definitivo fu affidato all’architetto romano Carlo Buratti, allievo del Fontana, che era già attivo in città dal 1703. Buratti concepì un edificio che introduceva per la prima volta in Abruzzo il linguaggio barocco romano, allora del tutto sconosciuto in queste terre. I lavori di costruzione furono diretti dal maestro Pietro Pozzolini con le sue maestranze milanesi, utilizzando anche le pietre recuperate dal vecchio oratorio distrutto.
La chiesa poté essere aperta al pubblico già nel 1719, anche se priva dell’attuale facciata e della cupola. L’edificio risultò sostanzialmente completato nel 1726, ma per tutta la prima metà del XVIII secolo si continuò a lavorare agli apparati decorativi interni, realizzati in gran parte riutilizzando elementi provenienti da chiese abbandonate o distrutte dal sisma.
La caratteristica facciata che oggi domina piazza del Duomo rappresenta la seconda fase costruttiva dell’edificio, sviluppatasi nella parte finale del Settecento. Il progetto fu redatto nel 1769 dall’aquilano Giovan Francesco Leomporri, che si ispirò alle romane chiese di San Marcello e Santa Maria della Maddalena. La realizzazione fu affidata al raffinato marmoraro Orazio Antonio Bucci, della rinomata scuola di Pescocostanzo, che la completò tra il 1770 e il 1775.
La facciata presenta uno stile tardo-barocco di ispirazione borrominiana con accenni rococò. Il fronte concavo, di notevole impatto scenografico, è suddiviso su due livelli e culmina in una calotta concava cassettonata. Due doppi ordini di paraste corinzie la dividono verticalmente in tre settori, quello centrale occupato dal portale d’ingresso sormontato da un timpano contenente un teschio, simbolo della morte, e un’iscrizione latina che ricorda come ai morti giovino non le lacrime ma le preghiere e le elemosine.
Il definitivo completamento della chiesa avvenne soltanto nel 1803 con la realizzazione della cupola, attribuita a Giuseppe Valadier. La struttura, concepita già nel progetto originario del Buratti un secolo prima, fu realizzata in stile neoclassico e si innalza per oltre trentacinque metri, rendendo la chiesa visibile da grande distanza e creando un contrappunto scenografico alla cattedrale.
Le ultime aggiunte decorative risalgono al 1896, quando furono collocate nelle nicchie inferiori della facciata le statue di Sant’Antonio da Padova e San Nicola da Tolentino, completando così il programma iconografico dell’edificio.
Varcando la soglia della chiesa, il visitatore si trova di fronte a un interno di concezione gesuitica a croce latina, caratterizzato da un’unica navata che culmina in un’abside rettangolare. Lo spazio è scandito dall’alternanza degli interassi secondo la cosiddetta travata ritmica, soluzione architettonica che conferisce particolare dinamismo all’ambiente.
La navata è impreziosita da tre gruppi di lesene che inquadrano due coppie di cappelle alternate a pareti piene. Particolarmente pregevole è la prima cappella di sinistra, dedicata allo Spirito Santo, che conserva un dipinto di Teofilo Patini raffigurante Sant’Antonio. Il transetto ospita due grandi altari in marmo del 1701, opera di Francesco Ferradini e Perseo Petrilli, trasferiti qui dalla precedente chiesa della Confraternita.
La cupola, scandita da lacunari fiorati, presenta sui pennacchi le figure dei Profeti, dipinte da Alessandro Terzani. L’altare maggiore, opera di Francesco Bedeschini, completa l’arredo liturgico principale della chiesa.
Il 6 aprile 2009 un tragico terremoto ha colpito L’Aquila, compromettendo gravemente anche la chiesa di Santa Maria del Suffragio. Il sisma ha infatti provocato lesioni alla facciata e alle murature portanti, oltre al crollo quasi integrale della cupola settecentesca, con conseguenti danni al pavimento e all’altare maggiore. L’immagine della chiesa lesionata è diventata una delle rappresentazioni più emblematiche degli effetti del terremoto sul patrimonio architettonico aquilano.
Tuttavia, ancora una volta, questo edificio è diventato simbolo della capacità di rinascita della città. I lavori di consolidamento e restauro, finanziati in parte dal governo francese con un contributo di circa tre milioni di euro su un costo totale di sei milioni e mezzo, sono durati quattro anni. La chiesa restaurata è stata riaperta al pubblico il 6 dicembre 2018, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di una delegazione francese, suggellando la collaborazione internazionale che ha reso possibile questo importante recupero.
Oggi, grazie agli imponenti lavori di ristrutturazione, la chiesa di Santa Maria del Suffragio si presenta ai visitatori in tutto il suo splendore restaurato, come testimonianza tangibile della maestria artistica settecentesca e della resilienza di una comunità che ha saputo rinascere dalle difficoltà. Con le sue dimensioni imponenti – diciotto metri di larghezza per quaranta di lunghezza e una facciata alta venticinque metri – è uno dei monumenti più significativi del barocco abruzzese e costituisce una tappa fondamentale per chiunque voglia comprendere la storia e l’identità dell’Aquila.
L’edificio conserva anche un prezioso organo a canne ottocentesco, costruito da Pacifico Inzoli nel 1897 e restaurato tra il 2002 e il 2005, che arricchisce ulteriormente il patrimonio artistico e musicale di questo straordinario luogo di culto e di memoria.
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