Cattedrale Duomo dei Santi Massimo e Giorgio

Piazza Del Duomo 33, 67100 L'Aquila L'Aquila, Italy

Categoria

  • Chiesa

Informazioni / Storia

Nel centro storico dell’Aquila, nella piazza del Duomo, è presente la Cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio, comunemente nota come il Duomo dell’Aquila, un imponente edificio religioso che non è solo il principale luogo di culto della città, ma anche il simbolo della continuità spirituale e istituzionale che ha attraversato otto secoli di storia, sopravvivendo a terremoti, distruzioni e ricostruzioni che hanno segnato profondamente il destino del capoluogo abruzzese.

La cattedrale riveste un ruolo di particolare importanza: è la sede vescovile dell’arcidiocesi metropolitana dell’Aquila, una delle più antiche e prestigiose del centro Italia, e la sua storia si intreccia con quella della città stessa, divenendo un punto di riferimento costante per la comunità aquilana.

Foto by RaBoe (CC BY-SA)

Le origini medievali e la fondazione

La nascita della cattedrale aquilana richiama le vicende della fondazione della città e la costituzione dell’arcidiocesi. Il 20 febbraio 1257, Papa Alessandro IV sancì ufficialmente il trasferimento della sede vescovile dalla precedente cattedrale di Forcona alla nuova città dell’Aquila, appena fondata. In quella storica occasione, la cittadinanza ottenne il titolo di cattedrale per una chiesa dedicata ai santi Massimo e Giorgio, già esistente dal 1256.

La duplice intitolazione della cattedrale ha motivazioni incerte, considerato che San Massimo era il patrono della preesistente diocesi di Forcona, mentre San Giorgio dava il nome a una chiesa già presente al momento della prima fondazione della città. È però probabile che la doppia dedica simboleggi idealmente la continuità tra l’antica tradizione cristiana del territorio e la nuova realtà urbana che stava nascendo.

La storia architettonica della cattedrale è caratterizzata da una serie di distruzioni e ricostruzioni che testimoniano la fragilità sismica del territorio aquilano. Dopo la devastazione della città nel 1259, la chiesa venne ricostruita nell’attuale ubicazione di piazza del Duomo. Successivamente, il terremoto del 1315, il primo documentato nella storia aquilana, rese necessaria un’ulteriore ricostruzione, durante la quale venne aggiunto un elegante rivestimento in conci di pietra.

L’impianto strutturale duecentesco, caratterizzato da tre navate con abside e transetto, rimase sostanzialmente immutato fino al devastante crollo del 1703. Durante il XV secolo, la cattedrale conobbe momenti di particolare splendore: nel 1414 furono trasferite qui le spoglie di San Massimo, nonostante le resistenze degli abitanti di Bagno che le custodivano. Tra il 1461 e il 1480, importanti restauri portarono alla costruzione della scalinata sulla piazza, delle cappelle laterali e soprattutto del magnifico sepolcro del cardinale Amico Agnifili, capolavoro dello scultore Silvestro dell’Aquila.

Il XVI secolo vide ulteriori trasformazioni dell’edificio con l’innalzamento della torre campanaria, opera di Girolamo Pico Fonticulano, e la sopraelevazione della copertura. Nel secolo successivo, l’interno fu arricchito con la costruzione del presbiterio e l’edificazione di nuove cappelle, che conferirono alla cattedrale un aspetto più sontuoso e adeguato ai canoni dell’epoca barocca.

Insomma, una serie di interventi che hanno testimoniato la vitalità della comunità ecclesiale aquilana e la capacità di adattare l’antico edificio medievale alle nuove esigenze liturgiche e artistiche, mantenendo però sempre un rispetto sostanziale per l’impianto originario.

Il terremoto del 1703 costituì un momento drammatico nella storia della cattedrale, distruggendola quasi completamente. Dell’antica costruzione sopravvissero soltanto il fianco settentrionale, parallelo all’attuale via Roio, e alcune decorazioni interne. La ricostruzione si rivelò estremamente complessa e si protrasse per circa settant’anni, non senza controversie che coinvolsero anche la vicina chiesa delle Anime Sante, la cui costruzione mise in discussione per la prima volta l’egemonia della cattedrale sulla piazza del Duomo.

I lavori furono affidati all’architetto romano Sebastiano Cipriani e iniziarono nel 1711, concentrandosi inizialmente sulla parte dell’abside e del transetto, una porzione dell’edificio che fu riconsacrata e resa accessibile al pubblico nel 1734, mentre i lavori sulla parte anteriore si protrassero molto più a lungo, permettendo la riapertura completa della chiesa soltanto nel 1780. Nonostante la durata dei lavori, gli interventi riguardarono esclusivamente l’interno dell’edificio, mentre la facciata rimase incompiuta e la grande cupola prevista dal progetto del Cipriani non venne mai realizzata.

Nel 1851 si decise di affrontare finalmente la questione del prospetto principale, progettando una nuova facciata in stile neoclassico che si adeguasse al gusto dell’epoca. Il progetto fu affidato a Giambattista Benedetti, ma anche questi lavori conobbero vicissitudini e interruzioni. Sospesi nel 1860 a causa dei moti risorgimentali, si limitarono alla realizzazione della sola parte inferiore dell’attuale facciata.

Il completamento dell’opera avvenne soltanto nel 1928, come testimonia la grande incisione in numeri romani posta sulla balaustra del coronamento. In quell’occasione furono aggiunte le due torri campanarie e fu completata la tripartizione del prospetto mediante paraste, conferendo alla cattedrale l’aspetto definitivo che conserva ancora oggi.

La facciata della cattedrale, così come appare oggi, rappresenta una sintesi di epoche e stili diversi. La parte inferiore, caratterizzata da un solo ordine di colonne ioniche, riflette il gusto neoclassico ottocentesco del Benedetti. La parte superiore, aggiunta negli anni Venti del Novecento, presenta due torri campanarie che conferiscono all’edificio un aspetto monumentale e ne sottolineano la funzione di punto di riferimento urbano.

L’interno, realizzato tra il 1711 e il 1780 in stile barocco, si presenta ampio e luminoso con una pianta a croce latina. Lo spazio è strutturato su un’unica navata centrale di oltre settanta metri di lunghezza, affiancata da cappelle laterali comunicanti tra loro. La configurazione crea così un ambiente unitario e scenografico che guida naturalmente lo sguardo verso l’altare maggiore.

La cattedrale custodisce un ricco patrimonio artistico. Tra le opere più significative si distingue il sepolcro del cardinale Amico Agnifili, realizzato nel 1480 da Silvestro dell’Aquila e ricostruito dopo il terremoto del 1703. Sul lato opposto si trova il fonte battesimale quattrocentesco, opera di Giovanni de’ Rettori.

Il ciclo pittorico comprende opere di notevole interesse, tra cui la “Disputa di Gesù tra i dottori” di Francesco da Montereale, la “Presentazione di Maria al tempio” di Baccio Ciarpi e il celebre “San Carlo fra gli appestati” del 1888, capolavoro di Teofilo Patini. All’incrocio tra la navata e il transetto colpisce il dipinto raffigurante una cupola in prospettiva di Venanzio Mascitelli, soluzione artistica che compensa l’assenza della cupola reale mai costruita. Sull’altare maggiore è presente la “Madonna fra i santi Massimo e Giorgio” di Girolamo Cenatiempo, mentre la volta della navata è decorata da un affresco ottocentesco che raffigura i patroni della città.

Il 6 aprile 2009, un nuovo devastante terremoto ha colpito L’Aquila, causando gravi danni anche alla cattedrale. Le lesioni sulle pareti portanti e in facciata, insieme a vari crolli nell’area del transetto, hanno reso l’edificio completamente inagibile. Da allora, le funzioni di cattedrale sono state temporaneamente trasferite prima alla basilica di Santa Maria di Collemaggio e successivamente alla basilica minore di San Giuseppe Artigiano.

Dopo un lungo iter progettuale, i lavori di ricostruzione e restauro sono finalmente iniziati il 27 febbraio 2023. L’intervento, del costo previsto di 37 milioni di euro, dovrebbe concludersi nell’arco di cinque anni, restituendo alla città e ai fedeli questo fondamentale luogo di culto e simbolo identitario.

La storia della cattedrale aquilana non può essere compresa senza un riferimento alla sua “madre” spirituale: l’antica cattedrale di San Massimo a Forcona, oggi nella frazione di Bagno. Il sito archeologico conserva ancora oggi l’abside duecentesca con le sue caratteristiche dentellature, le mura perimetrali e le colonne delle tre navate, recuperate nel VII secolo dalla vicina città romana di Amiternum.

I resti della torre campanaria quadrata e del portico gotico interno sono una testimonianza dell’importanza che questo luogo rivestiva prima del trasferimento della sede vescovile all’Aquila. Purtroppo, anche questo prezioso sito archeologico ha subito danni nel terremoto del 2009 e necessita pertanto di interventi di consolidamento e valorizzazione per il ripristino della sua originaria bellezza.

Con queste caratteristiche e con una lunga storia di devozione, la cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio ben si candida ad essere uno dei massimi simboli religiosi della comunità aquilana. Inserita nel 1902 nell’elenco dei monumenti nazionali italiani e confermata con Regio Decreto nel 1940, costituisce un patrimonio artistico e culturale di inestimabile valore non solo per la città, ma per tutta la nazione.

La sua prossima riapertura, prevista per il 2028, sarà pertanto un momento molto importante nel recupero del patrimonio architettonico italiano.

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