
Il Forte Spagnolo dell’Aquila, o Castello Cinquecentesco, è un eccellente esempio di architettura militare moderna dell’Italia centrale e una delle realizzazioni meglio conservate di tutta Europa in questa categoria.
Costruito tra il 1534 e il 1567 sul punto più alto della città per volere dell’imperatore Carlo V d’Asburgo dall’architetto spagnolo Pirro Luis Escriba da Valencia, per secoli è rimasto uno dei principali cardini del sistema difensivo del Regno di Napoli.
Alcune foto sono state realizzate da RaBoe (CC BY-SA)
Nel 1532 il nuovo viceré del Regno di Napoli, Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga, decise di predisporre un funzionale impianto di fortificazioni per rendere più potenti, moderne ed efficaci le strutture preesistenti, adeguandole all’evoluzione delle tecniche ossidionali. La costruzione della fortezza aquilana è parte integrante di questo ambizioso progetto di rafforzamento militare del territorio durante la dominazione spagnola nell’Italia meridionale.
Il pretesto per seguire questo percorso fu peraltro offerto dalla rivolta del 1527 a favore dei francesi, evento che gli spagnoli utilizzarono per condannare la città a sostenere totalmente le spese della costruzione del nuovo castello, con versamento di 100.000 ducati annui. La città dell’Aquila, che aveva tentato di ribellarsi all’oppressione spagnola schierandosi con i francesi, fu dunque costretta a finanziare la propria sottomissione attraverso questa opera fortificata, eretta “ad reprimendam audaciam Aquilanorum” – ovvero per reprimere la temerarietà degli aquilani.
L’architettura del Forte Spagnolo ha previsto l’uso di una pianta quadrata con bastioni angolari, raccordati alle cortine da coppie di orecchioni semicilindrici. Si trattò di una scelta piuttosto innovativa, tanto da essere assunta come modello da altri ingegneri militari per la realizzazione di opere di difesa in tutto il mondo, dalla Tunisia alle Fiandre, dalla Germania alle colonie spagnole d’America.
I quattro bastioni, elemento fondamentale nella concezione strutturale dell’edificio, sono la postazione primaria sia per l’offesa che per la difesa del Forte. Dalla forma a punta di lancia, furono costruiti in modo da sostenere e deviare le eventuali cannonate.
Ogni lato della costruzione, esternamente rivestita in travertino, misura ben 130 metri. Costruito sulla viva roccia, presenta nelle mura spessori notevoli, che vanno dai dieci metri alla fondazione, ai cinque metri alla sommità della cortina. La struttura è circondata da un fossato largo e profondo che non fu mai riempito d’acqua, accessibile attraverso un ponte in muratura che sostituì nel 1883 l’originario ponte parzialmente retraibile in legno.
L’accesso alla fortezza avviene attraverso un portale che costituisce uno degli elementi architettonici più pregevoli dell’intera struttura, fiancheggiato da lesene d’ordine dorico e sormontato dal prezioso coronamento con l’aquila bicipite, emblema della Casa d’Austria.
La progettazione del portale è, con ogni probabilità, da attribuirsi allo stesso Escriba che ne ripropose le fattezze anche nel portale da lui stesso realizzato a Castel Sant’Elmo a Napoli. La costruzione è invece opera degli aquilani Salvato Salvati e Pietro Di Stefano, allievo di Salvato Romano, testimonianza di una tradizione scultorea locale di notevole valore.
L’architettura interna è costituita al piano terra da un ampio porticato a robusti pilastri quadrati, dai vari locali del corpo di fabbrica e da una cappella. Una scala conduce al piano superiore ove si trovano grandi sale decorate con soffitti lignei e motivi ornamentali in pietra, destinate ad ospitare il Governatore.
Il cortile interno presenta una forma quadrata e il lato sud-orientale, corrispondente all’entrata, mostra un porticato a doppio ordine di lesene. Gli ambienti furono progettati per garantire la massima funzionalità militare e residenziale, con particolare attenzione all’autosufficienza della struttura.
Il Forte, che non fu mai completato, non fu neanche mai utilizzato dagli spagnoli in importanti azioni militari. Paradossalmente, quella che fu progettata per essere una decisiva macchina da guerra, alla fine non conobbe mai l’uso per cui era stata concepita. Venne quindi dapprima utilizzato come residenza dal governatore spagnolo e, in seguito all’invasione francese, come alloggio dalle truppe transalpine.
Durante la seconda guerra mondiale la struttura subì gravi danneggiamenti, essendo utilizzata dalle truppe d’occupazione tedesche come comando e prigione. Nel dopoguerra, sventato il pericolo di trasformazione in carcere, la fortezza passò dall’amministrazione della Difesa a quella della Pubblica Istruzione.
Dopo il restauro avvenuto nel 1951 ad opera della Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie d’Abruzzo e Molise, divenne sede del Museo Nazionale d’Abruzzo. Ospitò anche l’Osservatorio Aquilano, l’Istituto Nazionale di Geofisica e la Società Aquilana di Concerti.
Il Museo Nazionale d’Abruzzo, il più importante della regione, custodiva al suo interno collezioni di straordinario valore, tra cui opere medievali e rinascimentali, reperti archeologici e il celebre scheletro di Mammuthus meridionalis, risalente a circa un milione e trecentomila anni fa, rinvenuto nel 1954 a Scoppito.
Il sisma del 6 aprile 2009 ha inflitto gravi danni alla struttura, rendendola temporaneamente inagibile. Sono tuttora in corso lavori di ricostruzione e restauro, per rendere la struttura di nuovo agibile. I crolli hanno interessato parti delle coperture e delle volte, mentre si sono verificati dissesti diffusi sulle murature e la rotazione dell’ala orientale della costruzione.
Durante il periodo di chiusura, una selezione delle collezioni museali ha trovato collocazione temporanea nell’ex mattatoio comunale dell’Aquila, permettendo la continuità della funzione espositiva.
La fortezza è circondata dal Parco del Castello, un’estesa area verde che costituisce uno dei polmoni verdi della città, un luogo di aggregazione e svago per i cittadini, oltre che di valorizzazione della percezione monumentale dell’edificio storico.
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