
La Chiesa di Santa Maria di Forfona si trova nel territorio comunale, addossata alle mura orientali della città. L’edificio è una testimonianza molto importante dell’architettura religiosa medievale abruzzese, caratterizzata da una storia complessa di costruzioni, demolizioni e ricostruzioni che attraversa oltre sette secoli.
Foto by Pietro (CC BY-SA)
La costruzione originaria della chiesa risale al periodo immediatamente successivo alla fondazione dell’Aquila, nella seconda metà del XIII secolo. L’edificio fu realizzato dai castellani provenienti dal borgo di Forfona, che parteciparono al processo di formazione della nuova città portando le proprie tradizioni religiose e costruttive.
Le caratteristiche architettoniche dell’edificio originario seguivano i canoni stabiliti dalle disposizioni redatte da Niccolò dell’Isola nel 1290, un documento normativo che regolamentava l’edilizia religiosa aquilana dell’epoca. Per questo motivo la chiesa presentava una struttura semplice, costituita da un’aula rettangolare priva di articolazioni trasversali o absidali, coperta da capriate lignee secondo lo schema tipico delle costruzioni religiose del periodo.
L’apparecchio murario utilizzava la pietra locale lavorata secondo le tecniche costruttive abruzzesi, conferendo all’edificio le caratteristiche di solidità e durabilità proprie dell’architettura medievale regionale. Le dimensioni contenute e la semplicità formale riflettevano le esigenze pratiche di un periodo di intensa attività edilizia urbana.
La facciata attuale costituisce il risultato di interventi realizzati presumibilmente intorno al 1430, come suggeriscono le analisi stilistiche che evidenziano affinità con altri edifici religiosi aquilani del periodo, in particolare la chiesa della Beata Antonia, completata nel 1447.
La facciata presenta uno schema quadrangolare a terminazione orizzontale, diviso in due ordini da una cornice marcapiano. La posizione rialzata di questa cornice rappresenta una soluzione progettuale particolare, presente all’Aquila solo in un altro edificio, la chiesa di Santa Maria di Assergi. La caratteristica conferisce al prospetto una proporzione verticale che si discosta dal canone più comune dell’architettura religiosa locale.
Il portale romanico costituisce uno degli elementi di maggior interesse artistico. L’architrave è decorato con due leoni in pietra, elemento iconografico che trova riscontri in altri edifici religiosi aquilani, come la chiesa di San Quinziano. La qualità della lavorazione scultorea testimonia l’attività di botteghe lapidarie specializzate operanti nel territorio.
Un elemento di particolare interesse è rappresentato dai bassorilievi raffiguranti figure angeliche collocati ai lati del rosone: le sculture mostrano influenze stilistiche umbro-toscane, indicando la capacità dell’ambiente artistico aquilano di assorbire e rielaborare linguaggi provenienti da altre aree geografiche.
Nel 1938 la chiesa fu oggetto di una radicale trasformazione nell’ambito del piano di ristrutturazione urbanistica promosso durante il periodo fascista. La realizzazione del quartiere residenziale “Costanzo Ciano”, successivamente denominato “G. Matteotti”, comportò la demolizione dell’edificio originario e la sua ricostruzione in posizione più orientale, addossata alle mura cittadine.
L’operazione di trasferimento fu condotta con l’intento di preservare gli elementi architettonici di maggior valore storico-artistico. La facciata medievale fu smontata e rimontata sul nuovo edificio, mentre la struttura venne ricostruita mantenendo le dimensioni e le forme volumetriche originarie. Tuttavia, la ricostruzione comportò alcune modifiche significative, in particolare l’aggiunta di un’abside semicircolare, elemento assente nella configurazione medievale.
La trasformazione novecentesca modificò sostanzialmente la concezione spaziale interna dell’edificio, creando una commistione tra elementi storici autentici e interpretazioni architettoniche moderne.
Il sisma del 6 aprile 2009 ha causato danni contenuti alla struttura della chiesa, richiedendo interventi di restauro e consolidamento. I lavori sono stati sostenuti anche attraverso il contributo dell’Associazione Nazionale Cavalieri del Lavoro, divenendo di fatto un esempio di collaborazione tra istituzioni pubbliche e organismi privati per la salvaguardia del patrimonio storico-artistico.
Gli interventi hanno interessato sia gli aspetti strutturali che quelli decorativi, riguardando ad esempio il consolidamento delle murature in pietra e il restauro degli elementi artistici interni, tra cui l’affresco raffigurante la Madonna con Bambino presente nel presbiterio.
L’attuale edificio presenta un impianto planimetrico rettangolare ad aula unica, concluso da un’abside semicircolare. Il presbiterio risulta rialzato di un gradino rispetto al piano dell’aula principale. L’illuminazione naturale è garantita da tre finestre ad arco a tutto sesto per ogni parete laterale, dal rosone circolare in facciata e da una monofora centrale nell’abside.
La struttura portante è realizzata in muratura di pietra, visibile in facciata, mentre l’interno è rifinito con intonaco bianco. La copertura è costituita da un tetto a due falde con manto in coppi e controcoppi, sostenuto da capriate lignee. L’abside è coperta da una struttura in legno di forma semiconica.
Il campanile presenta la tipologia a vela con un unico fornice a tutto sesto, collocato sulla parete laterale destra in posizione angolare rispetto alla facciata. La pavimentazione è realizzata in piastrelle quadrate di gres, mentre il presbiterio è delimitato da un gradino in pietra.
La chiesa mantiene la propria funzione liturgica, servendo la comunità del quartiere di Santa Maria. Gli adeguamenti liturgici realizzati negli anni Novanta del XX secolo, inclusa l’installazione di un altare in marmo conforme alle disposizioni conciliari, testimoniano la continuità dell’uso religioso dell’edificio.
La posizione attuale, pur essendo il risultato delle trasformazioni urbanistiche del 1938, conferisce alla chiesa un ruolo significativo nel tessuto urbano aquilano, rappresentando un elemento di continuità storica in un contesto urbano profondamente modificato dalle trasformazioni del XX secolo.
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