
La Chiesa di San Silvestro è uno degli edifici religiosi più stratificati e importanti di tutto il patrimonio storico-artistico aquilano, una vera testimonianza di oltre sette secoli di trasformazioni architettoniche e decorative. Situata nel quarto di Santa Maria, all’estremità nord-occidentale del centro storico, la chiesa è un esempio vivace della complessità evolutiva che caratterizza l’architettura religiosa della città, risultato della sovrapposizione di interventi realizzati in epoche diverse e secondo linguaggi stilistici eterogenei.
L’edificio deve la sua origine agli abitanti del castello di Collebrincioni, che contribuirono alla fondazione della città nel XIII secolo portando con sé tradizioni costruttive e devozionali che si materializzarono nella realizzazione di questo luogo di culto. La chiesa si distingue per la conservazione di importanti resti di un ciclo di affreschi medievali attribuiti al Maestro di Beffi, testimonianza preziosa della pittura abruzzese duecentesca, e per essere stata oggetto del mecenatismo della famiglia Branconio, che tra il XV e il XVI secolo l’arricchì con opere di artisti di primo piano.
La storia architettonica della chiesa di San Silvestro presenta aspetti complessi che hanno generato discussioni tra gli studiosi riguardo la datazione precisa delle diverse fasi costruttive. Una prima costruzione religiosa sorse nel 1265 o 1285, collocandosi in posizione strategica lungo le mura della prima cerchia difensiva aquilana, che si sviluppavano dal Palazzo Reale fino al sito dell’attuale chiesa.
La presenza del torrione sul fianco sinistro dell’edificio testimonia l’originaria integrazione della struttura religiosa nel sistema difensivo cittadino: una caratteristica che conferisce alla chiesa una duplice valenza architettonica, essendo contemporaneamente luogo di culto e elemento del sistema fortificato urbano. La posizione lungo le mura determinò anche l’orientamento e l’impianto planimetrico dell’edificio, condizionato dalle preesistenze difensive.
L’edificazione dell’attuale struttura è tradizionalmente datata al XIV secolo, presumibilmente in seguito ai terremoti del 1315 e del 1349 che danneggiarono gravemente la costruzione preesistente. Tuttavia, gli studi di Mario Moretti suggeriscono una maggiore continuità architettonica, ipotizzando che il corpo centrale della costruzione originaria sia stato mantenuto e che l’intervento trecentesco si sia limitato alla realizzazione della facciata.
Il XV secolo segnò una svolta nella storia della chiesa con l’emergere dell’influenza della famiglia Branconio, una delle più potenti casate aquilane del periodo. I Branconio stabilirono la loro residenza principale di fronte alla chiesa, creando un rapporto di prossimità fisica e di mecenatismo che caratterizzò profondamente la trasformazione artistica dell’edificio religioso.
La famiglia si distinse per la commissione di opere d’arte di altissimo livello, trasformando San Silvestro in un vero e proprio scrigno artistico. Il legame con personalità di spicco della corte pontificia permise ai Branconio di accedere ai più importanti artisti dell’epoca, come testimonia la commissione affidata a Raffaello Sanzio per la realizzazione della Visitazione.
Il completamento delle decorazioni pittoriche e degli abbellimenti architettonici dell’interno avvenne dopo il terremoto del 1461, quando furono portate a termine opere che probabilmente erano rimaste incompiute. Nel periodo si concretizza l’arricchimento dell’edificio con affreschi di Francesco da Montereale, allievo del Perugino, le cui opere nelle due edicole in controfacciata costituiscono ancora oggi elementi di pregio artistico della chiesa.
Il momento di massimo splendore artistico della chiesa coincise con la commissione che Giovanni Battista Branconio, pronotario di papa Leone X, affidò a Raffaello Sanzio intorno al 1517. L’opera, una Visitazione destinata come dono al padre Marino, venne collocata nella cappella di famiglia allestita nell’abside della navata sinistra, trasformando questo spazio in uno dei più significativi ambienti artistici della città.
La presenza dell’opera raffaellesca conferì alla chiesa una rilevanza che trascendeva i confini regionali, attestando la capacità delle famiglie aquilane più influenti di competere con i centri artistici di maggiore importanza. La Visitazione rappresentava non soltanto un capolavoro pittorico, ma anche un segno tangibile del prestigio sociale e culturale raggiunto dalla famiglia Branconio.
La permanenza dell’opera nella chiesa durò poco più di un secolo. Nel 1655, su pressione del governo spagnolo e nonostante le proteste della cittadinanza aquilana, papa Alessandro VII autorizzò la consegna del dipinto al re Filippo IV di Spagna.
Il XVII secolo portò ulteriori trasformazioni alla chiesa attraverso l’intervento di Girolamo Branconio, nipote di Giovanni Battista. Nel 1625 la cappella di famiglia venne rinnovata da Giulio Cesare Bedeschini, che arricchì la composizione con la Presentazione di Gesù e la Presentazione di Maria, opere che integravano il programma iconografico dello spazio.
L’intervento di Girolamo Branconio non si limitò agli aspetti decorativi, ma comportò anche modifiche strutturali innovative. La realizzazione di una controvolta all’interno del vano absidale anticipò le esigenze di una nuova spazialità seicentesca, prefigurando le trasformazioni che avrebbero interessato l’intero organismo architettonico nei decenni successivi.
Sul finire del XVI secolo venne allestita una seconda cappella utilizzando il vano del torrione posto sul muro sinistro, dove fu realizzata una cupolina su base ottagonale e collocato un altare barocco. L’altare, impreziosito dal Battesimo di Costantino di Baccio Ciarpi del 1612, fu il primo esempio di stile barocco nella città, anticipando le tendenze che si sarebbero affermate nel secolo successivo.
Il terremoto del 1703 segnò una cesura nella storia architettonica della chiesa, provocando danni che resero necessaria una sostanziale ricostruzione. Come accadde per altre principali chiese cittadine, San Silvestro venne adattata al nuovo gusto barocco, subendo trasformazioni che ne modificarono profondamente l’aspetto interno.
Il rifacimento settecentesco di San Silvestro avvenne in tempi relativamente tardivi rispetto ad altri edifici religiosi aquilani, essendo databile alla metà del XVIII secolo o addirittura al 1780.
Le modifiche barocche comportarono la copertura del prezioso ciclo di affreschi medievali, che rimasero nascosti per oltre due secoli. La decorazione originaria, che probabilmente occupava l’intera superficie muraria interna, venne occultata dalle nuove decorazioni settecentesche, determinando una perdita temporanea di una delle testimonianze più importanti della pittura medievale abruzzese.
Il XX secolo segnò una nuova fase nella storia della chiesa con la riscoperta del patrimonio artistico medievale. Nel 1946, durante un intervento di restauro, riemersero i resti del ciclo di affreschi duecenteschi, attribuiti al Maestro di Beffi e databili al XIII secolo. La decorazione medievale, probabilmente realizzata con la collaborazione di Giovanni da Sulmona, come ipotizzato da Ferdinando Bologna, si articolava in diverse scene principali conservate nell’abside maggiore: l’Adorazione dei re Magi, la Madonna con bambino e la Maestà del Cristo, oltre a numerosi frammenti distribuiti in diverse aree della chiesa.
Tra il 1967 e il 1969 Mario Moretti condusse un intervento di ripristino che comportò la completa rimozione delle modifiche barocche, nella volontà di riportare alla luce le originarie fattezze gotiche dell’organismo architettonico.
Il sisma del 6 aprile 2009 ha provocato nuovi e gravi danni alla chiesa, causando crolli sul prospetto laterale, profonde fessurazioni della facciata e una lesione importante nella torre campanaria. L’abside centrale ha subito ulteriori danneggiamenti che hanno reso necessario un intervento di restauro di notevole complessità.
Dopo una prima fase di puntellamento e messa in sicurezza, nel 2016 hanno avuto inizio i lavori di restauro vero e proprio, condotti secondo criteri conservativi che hanno privilegiato la salvaguardia dell’autenticità materiale e formale dell’edificio. L’intervento si è concluso nel 2019, permettendo la riapertura della chiesa il 3 luglio e la riconsacrazione il successivo 7 luglio per opera del cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi.
Durante i lavori di restauro post-sismico sono emersi nuovi elementi di interesse storico-artistico, compresi affreschi sulle pareti laterali e nella sagrestia databili intorno al 1200, che hanno arricchito ulteriormente il patrimonio artistico conservato nell’edificio.
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