
Piazza Regina Margherita è una delle aree più importanti del centro storico aquilano, frutto di una stratificazione architettonica che ha caratterizzato la città nel corso dei secoli. Situata nel quarto di Santa Maria, all’interno del locale di Navelli secondo l’antica suddivisione territoriale legata alla fondazione cittadina, la piazza costituisce un elemento fondamentale nell’organizzazione del tessuto urbano medievale e moderno.
La posizione strategica all’incrocio tra corso Vittorio Emanuele e l’asse decumanico formato da via Garibaldi e via Castello conferisce alla piazza un ruolo di particolare importanza nella circolazione urbana e nelle relazioni spaziali del centro storico.
L’importanza dell’incrocio su cui si sviluppa Piazza Regina Margherita ha origine nel periodo immediatamente successivo alla fondazione dell’Aquila, quando l’organizzazione urbana medievale privilegiava la creazione di assi viari principali che attraversavano l’intero tessuto cittadino. La convergenza tra il cardo e il decumano della città antica creava naturalmente uno spazio di particolare rilevanza per la vita comunitaria e commerciale.
La configurazione medievale dell’area rifletteva i principi urbanistici dell’epoca, che assegnavano agli incroci principali una funzione di polarizzazione delle attività urbane. Gli spazi fungevano da punti di riferimento nella geografia cittadina e da luoghi privilegiati per l’insediamento di attività commerciali e artigianali, beneficiando dei flussi di traffico generati dalla convergenza delle principali direttrici viarie.
L’attuale conformazione di Piazza Regina Margherita si sviluppò a partire dal XVIII secolo, periodo che vide la realizzazione di importanti interventi architettonici che definirono il carattere dell’area. La costruzione dei palazzi Gentile, Mannetti e Paone Tatozzi, insieme al rifacimento di Palazzo Lucentini Bonanni, trasformò l’incrocio viario in un vero e proprio spazio urbano caratterizzato da architetture di qualità.
Gli interventi settecenteschi riflettevano in sostanza il processo di rinnovamento edilizio che interessò L’Aquila dopo il terremoto del 1703, quando la ricostruzione della città offrì l’opportunità di adeguare il tessuto urbano ai nuovi canoni architettonici e alle mutate esigenze abitative dell’epoca. Il linguaggio barocco che caratterizzò questo periodo lasciò tracce significative nell’assetto della piazza.
La realizzazione di palazzi signorili intorno all’incrocio testimoniava inoltre l’importanza sociale ed economica dell’area, scelta dalle famiglie più influenti come sede delle proprie residenze urbane.
Il periodo successivo all’Unità d’Italia portò trasformazioni significative nella configurazione di Piazza Regina Margherita, legate sia a interventi urbanistici che a operazioni di carattere simbolico. La demolizione della chiesa di San Francesco in Piazza del Palazzo, decisa nel 1876 e realizzata nel 1878 per permettere l’edificazione del Palazzo del Convitto, fornì materiali di recupero che furono utilizzati per la sistemazione della piazza.
L’utilizzo delle pietre della chiesa demolita per la sistemazione dei cantonali dell’incrocio rappresentò un esempio di riuso dei materiali storici che caratterizzò molti interventi dell’epoca. La pratica, dettata da considerazioni economiche e pratiche, contribuì a mantenere una continuità materiale tra le diverse fasi costruttive della città, preservando elementi del patrimonio architettonico anche quando gli edifici venivano demoliti.
Nel 1880 parte del paramento murario della chiesa fu ricollocato sul fronte orientale della piazza, creando un prospetto monumentale bicromatico in pietra bianca e rosa che divenne elemento caratterizzante dello spazio.
L’intitolazione della piazza a Margherita di Savoia avvenne nel 1880, in occasione della visita della regina in città insieme al re Umberto I. La denominazione fu coerente con la geografia celebrativa della monarchia sabauda, conferendo così alla piazza una dimensione simbolica che trascendeva la sua funzione puramente urbanistica.
La scelta di intitolare la piazza alla regina rifletteva la volontà delle autorità locali di manifestare la propria adesione al Regno d’Italia e di celebrare i legami tra la città e la monarchia. L’intitolazione contribuì inoltre a definire l’identità della piazza come spazio rappresentativo della città moderna, capace di coniugare la memoria storica locale con i valori nazionali.
Nel gennaio 1881 nella piazza venne collocata la Fontana del Nettuno, all’interno del prospetto monumentale ricostruito sul fronte orientale. La fontana rappresentò un elemento di arricchimento decorativo e funzionale dello spazio urbano, introducendo la presenza dell’acqua come elemento di vivacità e attrattiva per i cittadini.
La scelta iconografica del Nettuno, divinità romana del mare, potrebbe apparire singolare per una città montana come L’Aquila, ma si inseriva nella tradizione classica dell’arte decorativa ottocentesca, che privilegiava soggetti mitologici indipendentemente dalla loro attinenza con il contesto locale. La fontana contribuiva a conferire alla piazza un carattere monumentale e rappresentativo.
Il restauro della fontana realizzato tra il 1989 e il 1991 fu poi la prova dell’importanza attribuita alla conservazione di questo elemento decorativo e la volontà di mantenerlo come punto di riferimento visivo della piazza.
Il 1933 segnò un’ulteriore trasformazione con il taglio di Palazzo Lucentini Bonanni per permettere l’allargamento di corso Vittorio Emanuele. L’intervento, motivato dalle esigenze della circolazione automobilistica, modificò l’equilibrio architettonico della piazza sacrificando parte del patrimonio edilizio storico alle necessità della mobilità moderna.
L’allargamento del corso rappresentava un esempio delle trasformazioni urbanistiche del periodo fascista, caratterizzate dalla priorità assegnata alla creazione di ampi assi viari per facilitare la circolazione veicolare. La modifica di Palazzo Lucentini Bonanni alterò altresì la percezione spaziale della piazza, che perse parte della sua configurazione originaria per adattarsi alle nuove esigenze viarie.
Oggi Piazza Regina Margherita mantiene la sua funzione di crocevia urbano e di spazio di socializzazione per la comunità aquilana. La presenza di alberature e la pavimentazione in pietra contribuiscono a creare un ambiente urbano di qualità, capace di conciliare le esigenze della circolazione con quelle della sosta e dell’incontro.
La forma quadrangolare della piazza e la sua posizione strategica la rendono un punto di riferimento nella geografia urbana aquilana, mantenendo viva la tradizione di spazio pubblico che caratterizza il centro storico. La piazza costituisce inoltre un elemento importante negli itinerari di visita del centro storico, offrendo ai visitatori la possibilità di apprezzare la stratificazione architettonica che caratterizza L’Aquila e di comprendere l’evoluzione urbanistica della città attraverso i secoli.
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