
Palazzo Pica Alfieri è uno dei più importanti esempi di architettura barocca aquilana del XVIII secolo. Situato in piazza Santa Margherita, lungo l’asse di via Roma che costituisce il decumano dell’impianto urbanistico angioino, l’edificio è parte dell’evoluzione storica e architettonica della città.
Foto by Lasacrasillaba (CC BY-SA)
Il palazzo attuale sorge sul sito di una preesistente architettura rinascimentale nota come Palazzo del Conte di Montorio, successivamente denominato Casa Colonna. L’edificio originario rivestì già un ruolo di prestigio nella vita cittadina, come documentato dal soggiorno della regina Giovanna d’Aragona nel 1493, evento che conferma l’importanza dell’immobile nel contesto urbano dell’epoca.
Nel corso del XVI secolo l’edificio passò nelle mani di Pompeo Colonna, assumendo la funzione di residenza ufficiale del tesoriere dell’Abruzzo Ultra, una destinazione amministrativa che ha conferito alla struttura un ruolo centrale nella gestione politica ed economica del territorio, ospitando figure di rilievo come i coniugi Andrea Ardinghelli e Margherita Strozzi.
Il palazzo era altresì conosciuto come Case Nuove Camponeschi, una denominazione che richiama il legame con l’importante famiglia aquilana dei Camponeschi, protagonista della vita politica cittadina nel periodo medievale e rinascimentale.
Nel 1685 l’edificio, allora di proprietà di Maffeo Barberini, fu acquistato da Ludovico Alfieri per 1.700 ducati, con un’operazione che segnò l’inizio di una nuova fase nella storia del palazzo, che sarebbe stato profondamente trasformato nei decenni successivi.
L’acquisizione da parte della famiglia Alfieri si inserì infatti nel contesto di affermazione sociale ed economica della nobiltà aquilana del XVII secolo, periodo in cui diverse famiglie patrizie investivano nell’acquisto e nella ristrutturazione di palazzi urbani come simbolo del proprio status.
Il terremoto del 1703 causò purtroppo la quasi completa distruzione dell’edificio, evento che determinò la necessità di una ricostruzione integrale. Il sisma, che devastò gran parte del centro Italia, rappresentò un momento di cesura nella storia architettonica aquilana, imponendo il rinnovamento di numerosi edifici secondo i canoni stilistici del XVIII secolo.
La ricostruzione fu affidata all’architetto Francesco Fontana, figura di rilievo nel panorama architettonico abruzzese del periodo. L’intervento fu articolato in fasi successive: inizialmente si procedette alla ristrutturazione degli spazi interni, permettendo il rapido rientro della famiglia Alfieri, successivamente fu realizzata la nuova facciata secondo i canoni del barocco emergente.
Il palazzo ricostruito rappresenta, insieme all’adiacente palazzo Quinzi, uno dei primi esempi di architettura barocca all’Aquila: lo stile architettonico avrebbe poi trovato la sua massima espressione nella seconda metà del XVIII secolo con la realizzazione di palazzo Centi in piazza Santa Giusta.
Nel 1785, esattamente un secolo dopo l’acquisizione da parte di Ludovico Alfieri, il palazzo assunse la denominazione attuale in seguito al matrimonio tra Eusebia Alfieri e Giannanatonio Pica. L’unione matrimoniale suggellava due importanti casate aquilane, consolidando il prestigio sociale dell’edificio e conferendogli il nome che conserva tuttora.
La famiglia Pica rappresentava infatti una delle stirpi più influenti della nobiltà aquilana, e l’unione con gli Alfieri testimonia le strategie matrimoniali attraverso cui l’aristocrazia locale consolidava il proprio potere economico e sociale.
La facciata principale del palazzo, opera di Pietropaolo Porani realizzata nel 1726, è un esempio raffinato dell’architettura barocca aquilana. Il prospetto presenta infatti una composizione tripartita caratterizzata da un equilibrio tra elementi decorativi e funzionali, mentre l’elemento più distintivo della facciata è la balconata centrale, sorretta da quattro colonnine di notevole eleganza, che sovrasta i due portali d’ingresso. La soluzione architettonica crea un gioco di luci e ombre che movimenta la superficie muraria, conferendo attribuendo al prospetto gli stili tipici dei canoni estetici barocchi.
La pianta dell’edificio presenta una configurazione quadrangolare con tre lati liberi, mentre il quarto lato è separato dal palazzo Quinzi attraverso una controparete, con una disposizione planimetrica che riflette le caratteristiche tipiche dell’edilizia nobiliare urbana del XVIII secolo.
All’interno, l’edificio è organizzato attorno a un ampio cortile che costituisce il fulcro distributivo degli spazi. La soluzione garantisce l’illuminazione e l’aerazione degli ambienti interni, risolvendo le problematiche funzionali tipiche dell’edilizia storica.
I saloni del palazzo conservano arredi settecenteschi di notevole pregio. Il palazzo ospita inoltre una pinacoteca di oltre cinquanta dipinti, comprendente opere di artisti di rilievo come Girolamo Cenatiempo, Pompeo Cesura e Francesco Lavagna.
La posizione di palazzo Pica Alfieri in piazza Santa Margherita manifesta una particolare importanza per il tessuto urbano aquilano. La piazza costituì infatti, insieme a piazza del Palazzo, il centro politico della città fino al XVIII secolo, concentrando le principali funzioni amministrative e di rappresentanza.
Il contesto architettonico circostante comprende edifici di notevole importanza storica: frontalmente si trova il Palazzo della Congregazione dei Nobili, la cui facciata risulta allineata all’androne di palazzo Pica Alfieri, sul lato occidentale si trova la chiesa di Santa Margherita e palazzo Margherita, antica dimora della governatrice Margherita d’Austria e attuale sede del municipio.
Il sisma del 6 aprile 2009 causò danni gravi al palazzo, rendendolo inagibile e imponendo un nuovo intervento di ricostruzione. L’evento ripropose, dopo tre secoli, la necessità di un restauro integrale dell’edificio, ponendo questioni complesse relative alla conservazione del patrimonio storico-artistico.
La vendita all’asta nel 2011 di mobili e opere d’arte contenuti nel palazzo rappresentò una perdita significativa per il patrimonio culturale dell’edificio, disperdendo collezioni formatesi nel corso di secoli. I lavori di ricostruzione iniziarono il 15 settembre 2014 e si conclusero con la riapertura al pubblico del palazzo il 29 settembre 2018.
L’intervento ha permesso di restituire l’edificio alla famiglia proprietaria e alla comunità cittadina, ripristinando uno dei simboli dell’architettura barocca aquilana.
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