Palazzo Persichetti

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Informazioni / Storia

Nel centro storico dell’Aquila, all’interno zona che racchiude le parti più importanti della città antica entro le mura medievali, si colloca Palazzo Persichetti, un edificio che costituisce una testimonianza tangibile della grande trasformazione architettonica settecentesca che caratterizzò la città, inserendosi in un contesto urbano dove le costruzioni hanno mantenuto i caratteri propri di quell’epoca di rinnovamento edilizio.

La posizione del palazzo risulta strategica dal punto di vista urbanistico: chiude infatti il lato settentrionale di piazza Santa Maria di Roio, nel cuore del quarto di San Giovanni, sviluppandosi tra l’attuale viale Nicolò Persichetti e via Cesura. La sua collocazione accanto alla chiesa di Santa Maria di Roio e nelle vicinanze di Palazzo Rivera lo inserisce in un complesso monumentale di notevole rilevanza per la città.

La particolare morfologia del terreno su cui sorge il palazzo consente scorci prospettici sui vicoli circostanti, creando suggestive vedute degli spazi urbani che lo circondano. La caratteristica contribuisce infatti a inserire l’edificio in modo organico nel tessuto urbano storico, rispettando la topografia originaria del sito.

L’evoluzione architettonica nel tempo

L’analisi dell’edificio svela una stratificazione costruttiva che abbraccia diversi secoli di storia architettonica aquilana. Le prime tracce risalgono infatti al periodo medievale, con evidenze quattrocentesche rinvenibili nel corpo più basso che si affaccia tra via di Cesura e vico dei Roiani. Una fase iniziale che testimonia l’antichità dell’insediamento e la continuità d’uso del sito attraverso i secoli.

La trasformazione più significativa si colloca però nella seconda metà del XVIII secolo, quando l’edificio assunse la configurazione barocca attuale. Il progetto di questa fase è tradizionalmente attribuito all’architetto Ferdinando Fuga, figura di spicco dell’architettura del periodo, che aveva già operato in città con la realizzazione della chiesa di Santa Caterina Martire nel 1752.

La “stecca” tardo settecentesca rappresenta la parte più alta e rappresentativa del complesso architettonico, quella che definisce l’immagine del palazzo così come appare oggi, per una fase costruttiva che conferì all’edificio il carattere barocco che lo contraddistingue, con soluzioni architettoniche che si allineano agli standard dell’epoca.

Dal punto di vista compositivo, il palazzo presenta tre ordini con attico, schema ricorrente nell’architettura aquilana del periodo, riscontrabile anche negli edifici vicini come Palazzo Rivera e in altri palazzi cittadini quali Palazzo Ardinghelli, Palazzo Antinori e Palazzo Rustici. Un’uniformità stilistica che conferma l’esistenza di modelli architettonici consolidati nella prassi costruttiva locale.

La facciata principale, rivolta verso la piazza, è caratterizzata da un portale d’ingresso di notevole impatto visivo, sormontato da un balcone che interrompe la sequenza delle finestre a timpano circonflesso. Al piano nobile, la finestra centrale reca lo stemma del casato, elemento decorativo che sottolinea l’importanza sociale della famiglia committente.

L’impianto planimetrico si sviluppa a forma di “L”, con un cortile interno che presenta caratteristiche di incompiutezza progettuale. All’interno, lo scalone principale costituisce un elemento architettonico di particolare interesse, arricchito dalla presenza di reperti archeologici di epoca romana e medievale che ribadiscono la vocazione collezionistica dei proprietari.

I materiali costruttivi variano significativamente tra le diverse fasi edificatorie. Le parti più antiche presentano spesse murature in pietrame sbozzato con volte gettate anch’esse in pietrame, tipiche delle tecniche costruttive medievali. Le fasi successive mostrano murature più regolarmente listate con percentuali variabili di pietrame squadrato, fino ad arrivare alle parti settecentesche caratterizzate da muri in mattoni pieni e volte in laterizi perfettamente ordinati, con disposizioni a foglio o in costa che testimoniano l’evoluzione delle tecniche costruttive.

La committenza dell’edificio si lega alla figura di Giuseppe Persichetti, esponente di una delle famiglie patrizie aquilane più facoltose del XVIII secolo. La scelta di edificare il palazzo sul sedime del precedente Palazzo Colantoni Franchi rivela la volontà di affermare il prestigio sociale della famiglia attraverso la realizzazione di una dimora rappresentativa.

Nel XIX secolo, il palazzo divenne residenza del marchese Niccolò Persichetti, figura di spicco nel panorama culturale dell’epoca. Archeologo e filologo di fama internazionale, trasformò la dimora in un vero e proprio museo privato, arricchendola con una collezione di reperti archeologici, ceramiche, marmi e quadri che conferirono all’edificio un valore culturale aggiunto.

L’importanza della figura di Niccolò Persichetti è anche comprovata dalla dedicazione del viale antistante il palazzo, che porta il suo nome in ricordo del contributo dato agli studi archeologici e filologici. La presenza di questa collezione ha caratterizzato l’identità culturale dell’edificio, rendendolo non solo una residenza aristocratica ma anche un luogo di conservazione e studio del patrimonio archeologico.

Nella seconda metà del XX secolo, il palazzo ha ospitato gli uffici della Regione Abruzzo, trasformandosi da residenza privata a sede istituzionale.

Il terremoto che colpì l’Aquila il 6 aprile 2009 ha causato danni significativi al palazzo, interessando principalmente le strutture portanti con lesioni alle pareti, ai solai e alle volte. Le conseguenze del sisma hanno reso necessario un intervento di restauro strutturale complessivo, mettendo in evidenza la vulnerabilità sismica degli edifici storici in muratura.

L’analisi dei danni ha inoltre permesso di approfondire la conoscenza delle tecniche costruttive utilizzate nelle diverse fasi edificatorie, fornendo elementi utili per la progettazione degli interventi di consolidamento. La varietà dei sistemi costruttivi presenti nell’edificio ha richiesto soluzioni tecniche differenziate, calibrate sulle specifiche caratteristiche di ciascuna porzione dell’edificio.

Attualmente è in corso la progettazione esecutiva per il restauro, consolidamento e miglioramento sismico dell’edificio. Il progetto, sviluppato in collaborazione con l’Arcidiocesi di L’Aquila e con il supporto tecnico di professionisti specializzati, si propone di restituire al palazzo la piena fruibilità, garantendo al contempo la conservazione delle sue caratteristiche architettoniche e storiche.

L’intervento di restauro è un’opportunità per valorizzare non solo l’edificio in sé, ma l’intero contesto urbano circostante. La posizione strategica del palazzo nella piazza Santa Maria di Roio lo rende infatti un elemento chiave per la riqualificazione di questa porzione del centro storico aquilano.

Il rispetto del disegno urbanistico originario è un principio guida dell’intervento, che si propone di mantenere inalterati i rapporti spaziali e visivi che legano il palazzo al contesto circostante. La conservazione degli apparati decorativi e degli elementi architettonici di pregio rappresenta un ulteriore obiettivo del progetto di restauro.

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