Palazzo Margherita è il centro del potere civico aquilano da oltre sette secoli, risultato della continuità istituzionale che ha caratterizzato la città attraverso le diverse dominazioni e trasformazioni politiche. Situato in Piazza del Palazzo, l’edificio storico costituisce uno dei complessi architettonici più significativi del centro storico, sede ininterrotta delle funzioni amministrative cittadine dal periodo medievale fino ai giorni nostri.
L’importanza di Palazzo Margherita supera tuttavia la sua funzione di sede municipale, configurandosi come simbolo dell’autonomia comunale e della capacità di autogoverno che ha contraddistinto L’Aquila nella sua storia plurisecolare. Le trasformazioni architettoniche che hanno interessato il palazzo riflettono l’evoluzione delle istituzioni cittadine e i mutamenti nei rapporti di potere che hanno caratterizzato la società aquilana.
L’area di Piazza del Palazzo costituì sin dalla fondazione dell’Aquila il centro civico della città, ospitando un grande complesso la cui edificazione risale al 1302 circa. Il sistema edilizio comprendeva in origine il Palazzo del Comune, il Palazzo della Camera e la residenza del Capitano di Giustizia, configurandosi come contrappunto laico al potere religioso concentrato nella Piazza del Duomo con la Cattedrale.
La scelta di creare una polarità civile autonoma rifletteva la storica lotta tra i due poteri, guelfo e ghibellino, che ambivano al controllo della città. L’organizzazione urbana medievale aquilana testimoniava la volontà di mantenere un equilibrio tra autorità religiosa e autorità civile, principio fondamentale nell’organizzazione delle città-stato italiane del periodo.
L’equilibrio progettato non fu tuttavia mai completamente raggiunto, sia per la persistente attrattiva commerciale della Piazza del Duomo, sia per l’ingresso degli ordini religiosi nella vita politica cittadina. La presenza del complesso francescano, edificato dove oggi sorge il Palazzo del Convitto, testimoniava il ruolo attivo che i religiosi ebbero nella governance urbana, tanto che gli statuti cittadini venivano conservati nella chiesa di San Francesco a Palazzo.
Il complesso trecentesco comprendeva principalmente il Palazzo del Capitano, accessibile dall’odierna via delle Aquile, con le prigioni situate nei sotterranei e una cappella dedicata alla Madonna degli Angeli, realizzata per offrire conforto religioso ai condannati. La torre civica, elemento superstite del palazzo trecentesco, si elevava originariamente per oltre 50 metri, consentendo il controllo dell’intera conca aquilana e dei villaggi circostanti.
Sul retro del complesso, tra gli attuali Palazzetto dei Nobili e il convento dei Gesuiti, si trovavano la Camera aquilana e il Palazzo comunale, residenza del camerlengo.
Il XVI secolo fu inizialmente un periodo di decadenza per L’Aquila, sottoposta a una dominazione spagnola che la privò del controllo del contado con gravi conseguenze economiche. L’arrivo di Margherita d’Austria, figlia di Carlo V, come governatrice degli Abruzzi determinò tuttavia una fase di rinnovamento che si riflesse nella trasformazione architettonica del palazzo.
Margherita d’Austria, dopo un trionfale ingresso in città nel maggio 1569, manifestò la volontà di insediarsi stabilmente a L’Aquila con la sua corte. L’amministrazione cittadina, nonostante le difficoltà finanziarie, si prodigò per trovare una sistemazione adeguata alla sovrana, affidando il progetto a Girolamo Pico Fonticulano.
L’architetto ipotizzò un radicale rinnovamento del Palazzo del Capitano, che costò 17.000 ducati e comportò la distruzione di alcune abitazioni delle vie adiacenti. Il Fonticulano ridisegnò il sistema di piazze impostando il baricentro nella nuova costruzione, il cui ingresso principale si apriva verso sud alla Piazza del Duomo, annullando la separazione simbolica tra potere civile e religioso.
L’intervento di Girolamo Pico Fonticulano trasformò il palazzo in costruzione emblematica dell’immagine del potere cittadino. Il progetto prevedeva un volume articolato intorno a una corte centrale, accessibile da tre bracci disposti verso le tre piazze circostanti, caratterizzato da un porticato sui lati nord, est e ovest.
La corte interna era impreziosita da una fontana centrale e da una coppia di scale rampanti e divergenti sul lato sud, dove era situato l’ingresso principale. La posizione degli elementi architettonici era studiata per rendere scenografico l’impatto sul visitatore, testimoniando l’attenzione rinascimentale verso la dimensione rappresentativa dell’architettura.
Margherita d’Austria si insediò quale governatrice il 16 dicembre 1572 e rimase in carica fino alla sua morte nel 1586. Durante questo periodo, amministrò saggiamente i suoi feudi dando impulso all’economia locale e alla cultura, risolvendo delicate questioni territoriali. La sua memoria è tuttora celebrata nella toponomastica abruzzese e nella denominazione della Riserva regionale Montagne della Duchessa.
Il palazzo attuale non corrisponde, se non in pianta, a quello realizzato dal Fonticulano nel XVI secolo, essendo frutto di un nuovo restauro avvenuto tra il 1838 e il 1846 che ne stravolse l’impostazione originaria. I lavori si resero necessari per i danni causati dal terremoto del 1703, che aveva compromesso la stabilità della struttura cinquecentesca.
Il restauro ottocentesco modificò l’accesso, non più su via delle Aquile dove la precedente piazza era stata cancellata per consentire l’allargamento di via Sallustio, ma su via Roma. Il palazzo divenne sede della Gran Corte degli Abruzzi e successivamente fu rinominato Palazzo di Giustizia, testimoniando l’evoluzione delle funzioni amministrative e giudiziarie.
Solo nel 1974 un nuovo rifacimento, con il definitivo spostamento dell’ingresso su Piazza del Palazzo, consentì al Comune di tornare proprietario dell’edificio. L’operazione diede inizio a una battaglia legale con la Provincia che aveva finanziato i lavori del 1838 e rivendicava la proprietà della costruzione. Nel 2011 la Cassazione, ponendo fine a un contenzioso durato oltre 150 anni, diede ragione al Comune dell’Aquila.
Il terremoto del 6 aprile 2009 causò gravi danni all’edificio, che registrò numerose lesioni di taglio che ne compromisero la stabilità strutturale. L’evento sismico rappresentò una nuova sfida per la conservazione di questo simbolo del potere civico aquilano, richiedendo un intervento di restauro di particolare complessità.
I lavori di ricostruzione del palazzo iniziarono il 4 novembre 2016, con un termine inizialmente previsto per il 2019 ma successivamente slittato al 2023, anno di effettiva riapertura. Le operazioni di restauro, che hanno avuto un costo totale di circa 11.700.000 euro, hanno richiesto oltre sei anni di lavoro e hanno escluso la torre civica, tuttora solamente puntellata.
La lunga durata dei lavori testimonia la complessità degli interventi su edifici storici danneggiati da eventi sismici, che richiedono l’integrazione di tecniche conservative con soluzioni di miglioramento sismico. Il restauro ha dovuto contemperare le esigenze di sicurezza con quelle di conservazione dell’autenticità architettonica.
Il palazzo è oggi posto nel centro dell’Aquila tra Piazza del Palazzo e Piazza Santa Margherita, con una localizzazione studiata per donare all’edificio una posizione baricentrica tra tre piazze. Oltre le due citate, rispettivamente a est e a ovest della costruzione, verso sud si apriva un terzo spazio poi parzialmente edificato nel restauro urbano tra XVII e XIX secolo.
Il quarto lato dell’edificio, essendo il palazzo in isola e non circondato da costruzioni, si pone parallelo a via Roma, decumano dell’impianto urbano di derivazione angioina.
La corte interna, descritta dal Fonticulano come “inclaustro con suoi portici ha colonne intorno, con fontana in mezzo e due salite scoperte in una sola montata fatte a grandezza de’ principi”, rappresentava una soluzione architettonica di notevole qualità, studiata per rendere scenografico l’impatto sul visitatore.
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