
La Fontana delle 99 Cannelle è il monumento più riconoscibile dell’Aquila, elemento straordinario dell’arte medievale italiana e simbolo della particolare genesi federativa della città. Situata nel rione di Borgo Rivera, una delle zone più antiche del centro storico a ridosso del fiume Aterno, questa fontana monumentale costituisce uno dei primi esempi di architettura civica aquilana e un’eloquente celebrazione delle origini autonome della città.
Inserita nel 1902 nell’elenco dei monumenti nazionali italiani, la fontana deve la sua fama alla tradizione secondo cui le sue cannelle rappresenterebbero i novantanove castelli che nel XIII secolo parteciparono alla fondazione dell’Aquila. Anche se questa narrazione non corrisponde completamente alla realtà storica, ha contribuito a fare della fontana un elemento centrale nell’identità collettiva aquilana e nella mitologia urbana cittadina.
La storia della Fontana delle 99 Cannelle inizia nel XIII secolo, epoca della seconda fondazione della città avvenuta tra il 1254 e il 1266. La fontana fu probabilmente eretta su progetto dell’architetto Tancredi da Pentima nel 1272, come attestato dalla lapide posta sulla parete frontale rispetto all’ingresso, che reca l’iscrizione “ANNO DOMINI MCCLXXII MAGISTER TANCREDUS DE PENTOMA DE VALVA FECIT HOC OPUS”.
L’intervento di Tancredi da Pentima si limitò presumibilmente alla realizzazione della parete posta frontalmente rispetto all’ingresso, mentre l’aspetto attuale della fontana è il risultato di stratificazioni e aggiunte successive che si sono susseguite nel corso dei secoli. Alcuni studiosi ritengono che l’intera configurazione attuale risalga al XV secolo, testimoniando la complessità interpretativa che caratterizza questo monumento.
La scelta del sito per l’edificazione della fontana non fu casuale. La zona della Rivera corrispondeva all’antico castello denominato Acquili, dal quale deriva il nome della città, e costituiva un’area strategica per l’abbondanza di risorse idriche e per le numerose attività artigianali che vi si erano insediate.
L’aspetto attuale della Fontana delle 99 Cannelle è il risultato di interventi realizzati in epoche diverse, che testimoniano la continuità d’uso e l’importanza simbolica del monumento nella vita cittadina. Al Quattrocento si fa risalire il rivestimento delle pareti con la caratteristica composizione a scacchiera in pietra bianca e rosata, materiale estratto dalla vicina cava di Genzano di Sassa e utilizzato anche nella facciata della basilica di Santa Maria di Collemaggio.
Il fronte sinistro della fontana è attribuito ad Alessandro Ciccarone e datato al 1582, periodo in cui fu ripetuto l’elaborato sistema simbolico astrologico che caratterizzava l’impianto originario. L’intervento cinquecentesco testimonia la volontà di mantenere la coerenza iconografica dell’opera pur adattandola alle esigenze funzionali del tempo.
Il XVIII secolo vide la realizzazione del fronte destro, caratterizzato da mascheroni dal gusto tipicamente barocco, probabilmente in sostituzione di una struttura preesistente distrutta dal terremoto del 1703. L’intervento comportò anche un restauro generale dell’intero monumento e la selciatura della piazza, operazioni documentate dalla lapide che reca le date 1744 e 1871, quest’ultima riferita a un ulteriore restauro ottocentesco.
La Fontana delle 99 Cannelle presenta una pianta trapezoidale di notevole impatto prospettico che ne fa uno degli esempi più suggestivi di architettura idraulica medievale. La fontana si sviluppa su tre fronti ed è posta ribassata rispetto al livello stradale, terminando sul lato aperto con una scalinata che si affaccia sulla medievale chiesa di San Vito.
Il perimetro della fontana, che per un lato si appoggia alla cinta muraria cittadina, è costituito da cinque vasche poste su livelli differenti e leggermente sfalsati tra loro. La struttura era appositamente studiata per consentire il lavaggio del bucato, attività che si svolse quotidianamente fino ai primi decenni del XX secolo, testimoniando la funzione sociale che la fontana rivestiva nella vita della comunità.
I mascheroni, tutti diversi fra loro, sono intervallati da formelle rettangolari: novantatré contengono un fiore in rilievo e un rosone, simbolo del ciclo della vita e dell’eternità, mentre le rimanenti sei sono vuote e rappresenterebbero le piaghe del Cristo.
La tradizione popolare attribuisce ai mascheroni la funzione di rappresentare allegoricamente i signori dei novantanove castelli che contribuirono alla fondazione dell’Aquila. Secondo questa narrazione, la città sarebbe costituita da novantanove piazze, novantanove chiese e novantanove fontane, ciascuna riferita al rispettivo castello, e la fontana della Rivera testimonierebbe tale operazione federativa.
La realtà storica presenta tuttavia alcune discrepanze rispetto alla tradizione. Il numero dei locali su cui fu fondata L’Aquila è leggermente minore di novantanove, e anche il numero di mascheroni dai quali sgorga effettivamente l’acqua è attualmente di novantatré. Sei cannelle aggiuntive, di dimensioni minori e senza funzione pratica, sono poste sotto il parapetto del lato destro, probabilmente per alimentare la leggenda del numero simbolico.
Tra i mascheroni, particolare interesse riveste quello posto sull’angolo destro raffigurante un uomo con testa di pesce, che farebbe riferimento alla leggenda medievale di Colapesce e permetterebbe di ricollegare la fontana al nome di Federico II di Svevia. Tuttavia, la fondazione della città si deve in realtà al figlio dell’imperatore, Corrado IV, e risale agli anni dal 1254 al 1266, quando Federico II era già deceduto.
Un aspetto particolarmente affascinante della Fontana delle 99 Cannelle riguarda il mistero della sua alimentazione idrica. Secondo la tradizione, la sorgente fu tenuta volontariamente segreta per evitare che un castello piuttosto che un altro ne rivendicasse la paternità. La leggenda narra che per mantenere il segreto si arrivò a giustiziare lo stesso progettista Tancredi da Pentima, le cui spoglie sarebbero tuttora sepolte sotto la pavimentazione della fontana.
Dal punto di vista tecnico, la sorgente della fontana è con ogni probabilità localizzata nelle vicinanze della chiesa di Santa Chiara, sul lato nord-orientale della zona della Rivera. L’alimentazione naturale ha garantito nel corso dei secoli il funzionamento continuo della fontana, confermando la sapienza tecnica dei costruttori medievali nella scelta del sito e nella progettazione del sistema idraulico.
Il XX secolo ha visto diversi interventi di conservazione e valorizzazione della Fontana delle 99 Cannelle. Nel 1934 fu realizzata la recinzione in ferro battuto del fronte aperto, mentre nel 1994 e nel 2008 la fontana fu nuovamente restaurata, testimoniando l’attenzione costante dedicata alla conservazione di questo monumento simbolico.
Il terremoto del 2009 causò lievi danni alla fontana, concentrati principalmente sul fronte destro che si appoggia al perimetro murario cittadino. Nonostante i danneggiamenti, pochi mesi dopo il sisma la fontana fu al centro della cerimonia di apertura dei Giochi del Mediterraneo di Pescara, sottolineando il suo valore simbolico per l’intera regione.
La fontana fu riaperta al pubblico il 16 dicembre 2010, rappresentando uno dei primi monumenti aquilani a essere completamente restaurato dopo il terremoto. Oggi la Fontana delle 99 Cannelle continua a svolgere la sua funzione di simbolo cittadino, punto di riferimento immancabile negli itinerari turistici e luogo di identificazione per gli aquilani. La pratica diffusa tra i visitatori di contare le cannelle testimonia il coinvolgimento attivo che il monumento riesce ancora a suscitare.
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