Chiesa di Collemaggio (Basilica di Santa Maria di Collemaggio)

Piazzale Collemaggio 2, 67100 L'Aquila provincia dell'Aquila, Italia

Categoria

  • Chiesa

Informazioni / Storia

La Basilica di Santa Maria di Collemaggio è uno dei monumenti più importanti del patrimonio artistico e spirituale dell’Aquila, simbolo indiscusso della città, massima espressione dell’architettura romanico-gotica abruzzese, nonché una delle mete turistiche più visitate. 

Situata nel colle di Collemaggio, appena fuori dalle mura medievali, la basilica ha visto intorno a sé oltre sette secoli di storia, arte e devozione aquilana.

Foto by RaBoe, Stemonitis (CC BY-SA)

Storia e fondazione

La fondazione della basilica è fatta risalire al 1287, quando Pietro Angelerio da Morrone, monaco eremita che sarebbe diventato con il nome di Papa Celestino V, decise di edificare una nuova chiesa sul colle aquilano, in una posizione strategica di controllo della valle. Secondo la tradizione, la Vergine Maria apparve in sogno all’eremita nel 1275, chiedendo la costruzione di una basilica in suo onore. La chiesa venne consacrata il 25 agosto 1288 con una solenne concelebrazione di otto vescovi, nonostante i lavori non fossero ancora completati.

L’evento più significativo nella storia della basilica avvenne poi il 29 agosto 1294, quando Pietro da Morrone fu incoronato Papa. Si trattò di un evento unico nella storia del papato, poiché per la prima volta un pontefice veniva incoronato fuori da Roma. La cerimonia, alla presenza di oltre 200.000 fedeli, del Re Carlo II d’Angiò e di numerosi cardinali, conferì alla basilica un ruolo centrale nella storia ecclesiastica europea.

La facciata della basilica è una delle massime espressioni dell’architettura medievale italiana, caratterizzata da un rivestimento bicromatico in pietre bianche e rosse locali che riprendono i colori civici aquilani. Il paramento geometrico, ornato da croci aquilane e motivi decorativi, si articola su tre portali e tre rosoni gotici: quello centrale presenta un doppio giro di colonnine e archetti, con 36 braccia e 72 propaggini. Di identica bellezza l’interno, che si sviluppa su tre navate con pilastri ottagonali e arcate ogivali, per una lunghezza totale di 96 metri. 

La struttura attuale è il risultato di diverse fasi costruttive e ricostruzioni rese necessarie dai terremoti che hanno colpito la regione nel corso dei secoli. Di grande apprezzamento è il pavimento, che è ornato da un disegno geometrico che ripropone i motivi della facciata e include un labirinto mistico a sei cerchi concentrici, carico di simbolismo religioso.

Il transetto e l’abside conservano pregevoli affreschi medievali, tra cui opere di Antonio Martini di Atri del XIV secolo. La basilica ospita inoltre un ciclo di quattordici tele secentesche di Carl Ruther da Danzica, che narrano la vita di Papa Celestino V, rappresentando un unicum nell’arte abruzzese.

Nell’abside di destra della Chiesa si trova il mausoleo di Celestino V, un capolavoro rinascimentale realizzato nel 1517 da Girolamo da Vicenza. 

Il monumento è in pietra e ha un rivestimento in marmo: presenta un basamento di 3,32 metri sul lato maggiore e 2,76 metri sul lato minore. Su di esso è presente il corpo principale, con pianta quadrata e altezza massima di 5,65 metri. Lo spessore delle pareti è di circa 40 centimetri.

Il corpo di papa Celestino V si trova in un’urna in legno dorato che ha sostituito l’originale in argento, trafugata da Filiberto di Chalon nel 1528. Sostituisce altresì l’urna del 1646, sottratta dai francesi nel 1799.

Non si può non parlare della basilica senza riferirsi alla Perdonanza Celestiniana, la tradizione religiosa che si ripete ogni anno, ininterrottamente, dal 1294. In quell’anno, Celestino V emanò una storica Bolla del Perdono che concedeva l’indulgenza plenaria universale a chiunque, pentito e confessato, avesse attraversato la Porta Santa della basilica tra i vespri del 28 e 29 agosto di ogni anno.

La Porta Santa di Collemaggio è dunque la prima nella storia, precedente anche a quella vaticana: la tradizione della Perdonanza Celestiniana ha infatti anticipato di sei anni il primo Giubileo del 1300, rendendo L’Aquila una meta di pellegrinaggio di importanza mondiale. 

Come molti altri edifici religiosi dell’Aquila, anche la basilica ha dovuto subire gli ingenti danni dei terremoti che hanno colpito la zona: i sismi del 1315, 1349, 1461, 1703 e 1915 hanno richiesto interventi di ricostruzione che hanno contribuito a rimodellare l’originaria conformazione architettonica dell’edificio, fino all’attuale aspetto.

Il terremoto del 6 aprile 2009 ha provocato i danni più gravi della storia recente, con il crollo completo del transetto, della cupola e della volta absidale. La facciata è invece rimasta miracolosamente intatta, divenendo così un simbolo di resistenza e rinascita della città.

Grazie a un importante progetto di restauro finanziato da ENI e realizzato con il supporto scientifico di tre università italiane, la basilica è stata completamente restaurata e riaperta al culto il 20 dicembre 2017. Il restauro ha ottenuto il Grand Prix degli European Heritage Awards/Europa Nostra Awards 2020, un riconoscimento che premia l’eccellenza nell’approccio scientifico alla vulnerabilità sismica e la collaborazione pubblico-privato.

Anche in seguito a tali lavori, la basilica è completamente operativa, e le spoglie di San Pietro Celestino V sono tornate nel mausoleo originale.

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