Palazzo Carli è una delle strutture architettoniche più importanti nel centro storico dell’Aquila, con origini che risalgono al XVI secolo. La prima documentazione dell’edificio risale infatti alla pianta incisa da Giacomo Lauro nel 1622, realizzata su disegno del Fonticulano, che costituisce una fonte preziosa per comprendere l’assetto urbano della città in epoca barocca.
La struttura originaria cinquecentesca, sebbene scarsamente documentata negli archivi storici, era già un elemento di rilievo nell’urbanistica aquilana. La sua posizione nel cuore del quarto di San Pietro, all’incrocio tra i principali assi viari della città antica, ne attesta l’importanza fin dalle sue origini. L’edificio si inseriva nel tessuto urbano medievale seguendo i canoni architettonici del Rinascimento abruzzese, caratterizzati da una sobria eleganza e da una funzionalità che rispondeva alle esigenze delle famiglie patrizie locali.
Il terremoto del 1703, che colpì duramente L’Aquila, causò gravi danni alla struttura originaria di Palazzo Carli, rendendo necessaria una completa ricostruzione. L’intervento, avviato nel 1708 e concluso nel 1725, fu promosso dai fratelli Bartolomeo, Ludovico e Marcello Carli, membri di una delle famiglie più influenti della nobiltà aquilana.
La ricostruzione settecentesca fu un momento di particolare significato per l’architettura cittadina. I Carli, che si erano trasferiti in questo palazzo dal precedente Palazzo Carli Benedetti nel corso del XVII secolo, decisero di realizzare un progetto ambizioso che inglobasse i resti della struttura cinquecentesca in un nuovo involucro architettonico dal gusto tardobarocco.
Il palazzo venne concepito secondo il modello del “palazzo-bottega”, una tipologia edilizia che rispondeva alle esigenze economiche e sociali dell’aristocrazia mercantile del tempo. La soluzione permetteva di concentrare in un unico complesso edilizio le residenze familiari, i laboratori artigianali e le attività commerciali, creando un organismo praticamente autonomo che rifletteva la struttura economica e sociale della famiglia proprietaria.
Nel corso del XIX e del primo XX secolo, Palazzo Carli mantenne la sua funzione residenziale, subendo tuttavia alcuni danni durante il terremoto della Marsica del 1915. Gli interventi di consolidamento e puntellamento realizzati negli anni successivi garantirono la stabilità della struttura, preservandone le caratteristiche architettoniche originarie.
Il 1954 segnò una svolta decisiva nella storia del palazzo con l’istituzione dell’Università degli Studi dell’Aquila. L’edificio venne infatti scelto come sede del rettorato e degli uffici amministrativi dell’ateneo, acquisendo una nuova centralità nella vita culturale e istituzionale della città. Una destinazione d’uso che rappresentò un esempio virtuoso di riutilizzazione del patrimonio storico, dimostrando come gli edifici antichi potessero adattarsi alle esigenze della modernità senza perdere la propria identità architettonica.
La trasformazione in sede universitaria coincise con l’intitolazione della piazza antistante a Vincenzo Rivera, fondatore dell’ateneo aquilano, modificando così la denominazione storica di Piazza dell’Annunziata.
Palazzo Carli si distingue per la sua imponente presenza urbana, configurandosi come un aggregato edilizio di forma trapezoidale con dimensioni ragguardevoli: circa 74 metri sul lato maggiore e 40 metri su quello minore, per una superficie complessiva di quasi 3.000 metri quadrati. La struttura si articola su tre livelli principali con attico, oltre a un piano seminterrato, e risulta suddivisa in due distinti edifici, ciascuno organizzato attorno a una corte centrale.
La posizione del palazzo nell’urbanistica aquilana riveste particolare interesse dal punto di vista storico-topografico. L’edificio sorge infatti all’incrocio tra l’asse longitudinale di via Roma-via Andrea Bafile e quello trasversale di via Cascina-via dell’Annunziata, seguendo l’antica struttura cardo-decumanica della città.
La piazza Rivera, su cui si affaccia la facciata principale, presenta una configurazione triangolare inusuale nel panorama urbano aquilano, dominata alla base dalla chiesa dell’Annunziata.
La facciata principale di Palazzo Carli è un esempio maturo dell’architettura barocca abruzzese, caratterizzata da un linguaggio compositivo che unisce sobrietà e ricchezza decorativa. La facciata presenta un dislivello tra la parte alta, in corrispondenza di via Roma, e quella bassa verso via Forcella, creando un effetto scenografico che valorizza l’inserimento urbano dell’edificio.
Il portale principale, realizzato con arco a tutto sesto, risulta decentrato rispetto all’asse del prospetto, una soluzione compositiva che trova riscontro in altri palazzi nobiliari aquilani come Palazzo Fibbioni e Palazzo Rivera. La distribuzione delle aperture segue il modello dell’assembramento delle finestre nella parte centrale del prospetto, creando un ritmo compositivo che alleggerisce la massa muraria e conferisce movimento alla superficie. La facciata su via Roma presenta due portali distinti: uno di gusto settecentesco in corrispondenza dell’edificio principale e un altro più slanciato, risalente alla metà del XVI secolo, che testimonia la stratificazione storica del complesso.
L’angolo tra le due facciate è sottolineato da un massiccio cantonale in bugnato, un elemento decorativo che richiama soluzioni analoghe adottate in altri palazzi della famiglia, come Palazzo Carli Benedetti, evidenziando una continuità stilistica nel patrimonio architettonico familiare.
Il cortile principale di Palazzo Carli è uno degli ambienti più rappresentativi dell’edificio, organizzato secondo uno schema porticato su quattro lati che riflette la tradizione architettonica italiana del palazzo nobiliare. Al piano nobile, una sequenza di finestre decorate con cornici di influenza barocca crea un affaccio scenografico sullo spazio centrale, conferendo dignità rappresentativa agli ambienti principali.
La soluzione del doppio cortile, derivante dalla fusione di due distinti organismi edilizi, rappresenta una caratteristica peculiare del complesso, che certifica l’evoluzione storica dell’edificio e la capacità di adattamento alle diverse esigenze funzionali succedutesi nel tempo.
Il sisma del 6 aprile 2009 ha rappresentato un momento drammatico per Palazzo Carli, causando danni di entità tale da comprometterne l’utilizzo. I crolli localizzati sull’ala di via Roma, le lesioni diffuse e la compromissione degli orizzontamenti hanno reso necessario l’abbandono dell’edificio e il trasferimento del rettorato universitario nel prospiciente Palazzo Camponeschi a partire dal 2017.
L’edificio richiede attualmente degli importanti interventi di consolidamento e restauro, che dovranno mirare a restituire alla città uno dei suoi simboli architettonici più significativi.
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